Recupero IVA su crediti inesigibili  
     
 
Articolo 66

L’art. 26.2/633 prevede che la parte che ha emesso e registrato la fattura di vendita, possa emettere la nota di accredito con conseguente recupero dell’Iva anticipatamente versata all’Erario “per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose”, sempre  che il diritto alla detrazione dell’imposta venga fatto valere al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui si verifica il presupposto per apportare la variazione in diminuzione (R.M. 89/E del 18.3.02).
La regola  non è, ovviamente,  applicabile alle  operazioni effettuate senza emissione della fattura dai soggetti di cui all’art. 22/633.

I casi riscontrabili nella C.M. 77 del 17.4.00 sono:
1) Mancato pagamento, in tutto o in parte, dell’importo indicato in fattura, a causa di procedure concorsuali rimaste infruttuose (liquidazione coatta amministrativa, concordato fallimentare, concordato preventivo). Restano escluse dall’elenco l’amministrazione controllata e  l’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi in quanto procedure concesse nel presupposto della “comprovata possibilità di risanare l'impresa" (art. 187 Legge Fallimentare).
2) Mancato pagamento, anche solo parziale, a causa di procedure esecutive rimaste infruttuose.
In questo caso la variazione in diminuzione è possibile quando il credito non trova soddisfacimento attraverso le somme ricavate dalla vendita dei beni dell’esecutato, ovvero quando sia stata accertata e documentata dagli organi giudiziari l’insussistenza di beni da assoggettare all’esecuzione.
Qualora successivamente alla procedura esecutiva il creditore recuperi, in tutto o in parte, il credito in precedenza insoddisfatto, lo stesso dovrà provvedere ad effettuare,in relazione all’importo recuperato, una variazione in aumento in rettifica di quella in diminuzione precedentemente operata.
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